Home / Approfondimenti / In Italia le operazioni hacker non ingeriscono sul pensiero politico. L’intelligence lo conferma.

 

Qualche giorno fa ho pubblicato un piccolo articolo che riportava una delle tante notizie – bufala che circolano in internet e sui social network. Oggi vorrei approfondire maggiormente l’argomento, entrando più nel merito del senso che le cosiddette “fake news”, ovvero false notizie, notizie inventate, possono realmente avere nel vasto panorama dell’internet mondiale e, più nello specifico, italiano. Lo scopo di questo articolo è quello di illustrare come fondamentalmente esistano due grosse macroaree nelle quali si inseriscono le fake news, che sostanzialmente corrispondono ai due principali motivi per cui un individuo, un ente editoriale, o il titolare di un blog o di un sito internet decide di pubblicare notizie palesemente (a volte non proprio tanto palesemente) false. Ebbene, queste due ragioni sono le seguenti, sintetizzate come detto, in due grosse macroaree, poichè, all’interno di esse si potrebbero trovare numerose ulteriori ragioni e finalità, esistenti alla base della pubblicazione di una fake news. Per cui, grosso modo, esistono:

  • Fake news pubblicate esclusivamente a scopo di lucro, per la raccolta di click e di visite quanto più numerose sul proprio blog, sito o pagina social;
  • Fake News pubblicate con scopi più subdoli: l’orientamento del pensiero  politico di massa, l’induzione a far propendere verso una determinata ideologia, addirittura il tentativo di indirizzare e predefinire l’esito di un voto, politico o amministrativo che sia.

In realzione a quanto finora detto, vorrei ricordare, che ancor prima di pubblicare la notizia relativa alla bufala della fotomodella, qualche giorno prima avevo scritto e pubblicato sul Quotidiano “LA VERITA'” di Maurizio Belpietro, l’articolo relativo alla questione Stroppa – Renzi, nel quale abbiamo potuto vedere come il tentativo da parte di Renzi di collegare fra di loro alcuni siti, alcuni di matrice a 5 Stelle, altri pro-Salvini, come siti “coalizzati” contro il PD semplicemente perchè, secondo un report scritto da un suo consulente informatico, Andrea Stroppa, che avrebbe dovuto dimostrare che i siti in questione all’interno del loro codice di programmazione contenevano alcuni account publicitari Google in comune, si è rivelata in realtà una notizia del tutto infondata e senza alcuna corripondenza ne’ tecnica, ne’ fattuale con la realtà. Ciò detto, perchè ho citato ancora una volta la questione delle facke news sbandierate da Renzi? La risposta è semplice: per dimostrare ancora una volta che in Italia, non esiste ancora in alcun modo alcun tipo di ingerenza di fake news appositamente scritte per orientare o destabilizzare il pensiero politico delle persone. Semmai, e lo vedremo, questo potrà essere vero, già da qualche anno in realtà, in altre aree del globo, ma in Italia ancora no. Nel Bel Paese, le migliaia di fake news che circolano in rete, appartengono ancora come macroarea, alla prima che ho citato nell’introduzione di questo articolo: il lucro, la raccolta maniacale di click e visite al sito o al blog di chi queste news le pubblica. Per comprenderelo è sufficiente aprire una qualasiasi di queste fake news pubblicate in italia per vedere, anche non avendo occhi esperti, che i siti che le pubblicano sono cosparsi di un numero incredibile di banner pubblicitari. In poche parole ciò significa che un qualsiasi utente, si imbatte per esempio su Facebook su un titolo che attira immediatamente la sua attenzione, corredato magari da un’immagine altrettanto invitante, ed è portato in automatico a cliccarci su. Di conseguenza viene collegato a un sito o blog che contiene la falsa news in questione, che a sua volta contiene tantissimi banner pubblicitari. Ebbene, se quell’utente, una volta raggiunto il sito contenente la news da cui è stato attratto clicca anche su qualcuno di quei banner pubblicitari, sta regalando denaro all’autore di quel sito, il quale monetizza su ogni click che viene effettuato sui banner pubblicitari presenti nel corpo della news. E questo è il male minore, poichè dietro alla realizzazione di questi siti, in casi sempre più numerosi, ci sono dei programmatori hacker che, una volta attirato l’utente sul sito contenente la facke news, riescono a inoculare nel computer della vittima dei piccoli virus, dei malware, con obiettivi più o meno leciti, che vanno dal semplice riempimento del browser della vittima di banner e pagine pubblicitarie che si aprono da sole, fino a tentativi veri e propri di prendere possesso delle risorse e dei documenti del computer. D’altronde, basterebbe poco per capire se la fonte ni una news che stiamo leggendo è una fonte autorevole o un sito di bufale. Se per esempio il sito che pubblica la notizia, come spesso accade, si chiama “il giomale.it” al posto de “il gironale.it”, oppure “rebubblica.it”, solo per citare due esempi, è evidente che siamo di fronte a siti di fake news. E prossimamente su questo sito verrà pubblicata una apposita area contenente un elenco di siti di bufale già verificati, nonchè un’area specifica dedicata alle bufale smentite. Personalmente rimango scioccato nel vedere tante persone che conosco, miei amici per esempio su Facebook, che hanno anche un certo livello di cultura, condividere con estrema convinzione che siano vere, notizie palaesemente ed evidentemente false, pubblicate dal “corriere di paperopoli“.

Per riassumere, in Italia, fino ad oggi, accade quanto descritto finora: vengono realizzati siti di bufale e fake news, dietro ai quali si nascondono hacker più o meno preparati, news diffuse anche via social, con il solo scopo di far guadagnare soldi al propietario del sito. Nulla di politico insomma, nessuna ingerenza di hacker e programmatori sul pensiero politico degli itlaiani o sull’esito di referndum ed elezioni. E non sono solo io a dirlo.

Qualche giorno fa, i direttori di Aisi ed Aise ( i servizi segreti militari e civili della nostra Repubblica) hanno riferito al Copasir che esiste un “attento monitoraggio” da parte dell’intelligence italiana sulle fake news e sul rischio di ingerenze straniere sulle consultazioni elettorali italiane, e conseguenze sull’eventuale orientamento politico delle masse, così come comunemente lo si definisce.

E, finora, non ci sono evidenze su quanto denunciato dall’ex vicepresidente Usa Joe Biden (perchè dagli Usa è partito tutto) a proposito di interferenze per esempio di hacker russi nella campagna per il referendum dello scorso anno sulla riforma costituzionale. Lo hanno riferito, secondo l’agenzia Ansa, i direttori di Aisi ed Aise, capi dei servizi segreti, Mario Parente ed Alberto Manenti, ascoltatinei giorni scorsi dal Copasir, presso palazzo San Macuto, specificando inoltre che, oltre alla certezza che non ci siano di mezzo hacker russi, altrettanto vale per l’attività di hacker nostrani, che fino ad oggi non hanno dato alcun segnale di dedicarsi minimamente a questioni di natura politica, con ciò intendendo tentativi seri e reali di  realizzare apposite piattaforme editoriali o pagine social capaci, come detto, di orientare il pensiero politico delle persone, o di convincerli di ideologie appartenenti all’una o all’altra forza politica, a seconda di chi sia stato l’eventuale committente della prestazione giornalistica di fantomatici hacker pubblicisti.

L’intelligence italiana, inoltre, sottolinea come già da tempo vengono monitorate continuamente le attività in internet che puntano a generare un flusso di notizie false che possano sfavorire qualcuno o avvantaggiare altri a livello politico – elettorale. L’attivismo della Russia e di altri paesi su questo versante è un fatto noto. Ma di tutto ciò, in Italia, non v’è ancora traccia, nonostante l’inteligence continui a dedicare grande attenzione, a quanto sarebbe emerso nel corso dell’audizione,  alla protezione dei dati elettorali nella prossima tornata delle elezioni politiche italiane.

 

Autore: Gianluca Preite

 

 

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